Una buona palette non è una manciata di colori messi a caso: è una scelta strategica che racconta il brand, guida l’utente e, se fatta bene, include anche chi vede i colori in modo diverso.
La palette “giusta” per un logo
Una palette efficace si compone in genere da 3 a 5 colori, con ruoli e funzioni chiari:

- un colore principale, che imposta tono e personalità del brand;
- alcuni colori di supporto, per variazioni e coerenza visiva;
- regole d’uso che assicurano riconoscibilità e consistenza.
Il colore predominante definisce atmosfera e posizionamento, sfruttando anche gli effetti psicologici che le tinte esercitano sulle emozioni.
Tipi di palette
- Complementari: accostano opposti (come rosso e verde) per creare contrasti forti e dinamici. Perfetti per attirare l’attenzione — pensiamo al Natale, al Joker o al logo di Firefox. (1,2,3)

- Monocromatiche: partono da un solo colore e giocano su toni, saturazioni e ombre. Il risultato è coerente e pulito, come l’iconico rosa del mondo Barbie.
- Analoghe: gruppi di colori vicini sulla ruota cromatica che evocano armonia naturale — come mare, tramonti o paesaggi.
- Triadiche: tre colori equidistanti sulla ruota (ad esempio rosso, blu e verde) per un effetto energico e vivace.
- Tetradiche: quattro colori distribuiti in equilibrio — combinazioni audaci, ma difficili da gestire senza creare caos visivo.

Quando entra in gioco la UI
Nella User Interface la palette smette di essere solo “estetica” e diventa linguaggio funzionale.
Per un’interfaccia digitale è utile ragionare su quattro famiglie:
Grey color: grigi neutri che non comunicano gerarchia ma sostengono layout, spazi e leggibilità.
Primary color:il colore del brand, usato nei pulsanti principali e nei punti chiave (come il blu identificativo di Ryanair).
Accent color: un colore di focus che guida l’attenzione, spesso presente nelle call-to-action – come il giallo che richiama l’attenzione nelle call-to-action di Ryanair.
Feedback color: colori che comunicano esito e stato (successo, errore, warning, info) e rendono leggibile ogni interazione a colpo d’occhio.
Il colore come inclusione
Nel mondo si stima che siano daltoniche oltre 300 milioni di persone, circa l’8% degli uomini e lo 0,5% delle donne, quindi una fetta tutt’altro che marginale dei potenziali utenti o clienti.

Ignorare questa percentuale significa, senza troppi giri di parole, accettare di perdere utenti solo perché una scelta cromatica li esclude o li confonde.

Accorgimenti pratici per rendere una palette inclusiva
- Priorità al contrasto: assicurati che testo e sfondo abbiano un contrasto sufficiente. Gli strumenti come i “Color Contrast Checker” aiutano a verificare la leggibilità secondo gli standard WCAG.
- Non affidarti solo al colore: se un grafico usa rosso e verde per segnalare perdite e guadagni, un daltonico potrebbe non distinguerli. Aggiungi icone (freccia su/giù), pattern o variazioni di luminosità per migliorare l’accessibilità.
- Sfrutta texture e simboli: nei grafici o negli stati di sistema, differenziare con texture, spessori o forme (pieno/vuoto) evita ogni ambiguità visiva.

Se una palette può raccontare un brand in tre colori, può anche decidere chi vedere e chi restare fuori dallo schermo. La domanda allora non è più “quali colori mi piacciono?”, ma “chi riesce davvero a leggerli?”. Quando iniziamo a progettare pensando anche a chi i colori li vede in modo diverso, il design smette di essere decorazione e diventa responsabilità.


